siti

28 maggio 2012

Missione Egoblogger

C'è chi lo fa per diletto e chi per professione: saltimbanchi e manager, liberi pensatori e interpreti di pensieri, giovani smanettoni, soubrette, imprenditori, politici, politicanti, politologi, tuttologi, fatine dalla forchetta di platino, modaiole maculate nel cervello, predicatrici di fascino, poeti dell'ossimoro, voci narranti di raffinati amplessi, ninfomani del sesso scritto, et cetera farciti di et al.
Sono loro, i blogger. Poco importa che tu sappia articolare un pensiero di senso compiuto, tu devi scrivere, che sia anche la lista della spesa ma devi scrivere. La piattaforma gratuita è lì, ti guarda con occhi ammiccanti tanto da sentire un voce suadente sussurrare: “Ehi babe (come dicevano i libidinosi rocker anni '70), dammi il tuo indirizzo di posta elettronica e farò di te un blogger di successo”.
Purtroppo tra il dire e il fare scorre un mare di orrori resi impunemente pubblici.
Il blogging (padre del microblogging) è un generatore sociale di personaggi e mostri. C'è chi lo fa con coscienza e professionalità, chi lo rende un cimitero sintattico e chi lo usa per ingrassare il proprio ego. Palesando la mia stima per i primi, invidiando il coraggio dei secondi nel mostrare fieri le proprie lacune linguistiche, vorrei concentrarmi sui terzi.
Portatori insani di ego, stelle brillanti di luce fatta in proprio, manichini di vetrine mai troppo illuminate, amatori dell'autoerotismo mentale, in una parola gli “egoblogger”. Gli “egoblogger” sono creature che si fanno da sé (in tutti i sensi), muniti di uno spiccato e innato amore per se stessi, scopritori di talenti (i propri), osannatori del proprio successo, orfani di umiltà, creature estremamente simpatiche a se stesse e buffe per i lettori.
Perché allora, spesso e volentieri, questi  “egoblogger” hanno successo? Forse perché il mondo è bello perché è vario? Perché è interessante osservare il circo umano senza inquinarlo? Probabilmente perché fa sempre comodo pensare che ci sia qualcuno a cui non si vuole somigliare, perché un riferimento da criticare è una buona culla di alibi su cui riposare?
Io non lo so il perché, so solo che li prenderei tutti per le loro orgogliose orecchie trascinandoli in una camera a gas, di un gas che contenga modestia in alta concentrazione.
Ora incrocio le braccia e passeggio in questo mio angolo di pensieri ridondanti, ché il mio non è un blog ma un contenitore di “cogiti interrotti”.