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30 marzo 2012

Il mio rigurgito politico

Il Bel Paese, così ci chiamano. Spaghetti, pizza, mandolino, le donne più belle e chi più ne ha più ne farcisca il luogo comune. Un luogo comune caldo, confortevole, affollato di alibi.
Io, io me la ricordo la mia infanzia ché oltre alle favole c'erano i racconti veri. I racconti di persone che avevano lottato, non per il contratto a tempo indeterminato, per il pane, per campare.
Io, io me le ricordo le parole di mia madre che da adolescente acerba mi ricordava costantemente che quello che avevo non era dovuto, che altre donne come me avevano urlato per conto mio nelle piazze, che i diritti civili me li avevano regalati loro e che il minimo che potessi fare fosse difenderli ed esercitarli. Con questo monito penso ai miei diritti e non per una "quota rosa", preferisco essere rappresentata da dieci donne di qualità piuttosto che da mille oche intente a mostrare il piumaggio.
Io, io me lo ricordo quel funerale di mio zio, che più che un funerale sembrava un grande abbraccio tinto di rosso. Le bandiere del partito, i compagni, gli sconosciuti venuti a piangere chi in un paesello in riva al mare aveva portato un vento palpabile di idee miste ad utopia capaci di far brillare gli occhi ai mestieranti della politica.
Io ricordo tutto questo, ci ho costruito le mie idee, forti e coriacee come chi le contiene. Per questo non me ne vado da questa sgangherata Italia, per questo non mi sono fatta scoraggiare da 10 anni di oligarchia, per questo non bestemmio in faccia a un governo non scelto da me e fatto di professoroni reclutati per fare della diplomazia e del compromesso il loro mandato.
Per tutto questo sono triste e indignata. Sono triste perché ho visto e vedo sgretolarsi questo paese per colpa di una cattiva gestione della cosa pubblica, senza nessuna distinzione tra destra e sinistra ché se un governo ruba lo fa perché un'opposizione scarna e invisibile glielo ha permesso. Sono indignata dai miei connazionali, dagli orfani di idee, dagli astensionisti dell'urna, dai menefreghisti del "tanto non cambierà mai niente" perché da un terreno arido non può nascere niente se non erbaccia.
Così si vive.
Si vive arrabbiati.
Si vive incarogniti.
Si vive indispettiti.
Si vive praticando caparbi l'arte del sapersi arrangiare.
L'ho sputato tutto qui il mio rigurgito politico, polemico.

5 commenti:

  1. Complimenti. Sarebbe inutile aggiungere altro.

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  2. Sono arrivato a te tramite twitter. Sei molto graziosa, molto indignata e sono certo che maturerai: hai un pensiero acerbo.
    Ci sarebbe molto da discutere su cosa sta accadendo in questo mondo (da molto tempo, fra l'altro).
    Ciao

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  3. Post molto interessante e quanto mai veritiero..complimenti anche per il blog molto bello..se ti va passa da me x un saluto mi farebbe molto piacere.
    Saluti Simone

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  4. nemmeno io l'ho data vinta andandomene....lotto, anche quando sembra inutile...e resto in italia...in fondo la amo ancora.

    passa da me se ti va.

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  5. questo post mi ha fatto pensare a #Paradossitaliani di Mario Perrotta
    http://capitocome.blogspot.it/2012/05/mario-perrottas-branchie-gills.html
    Enjoy, bella.
    X

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