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04 aprile 2011

Il Silviolo

C'era una volta un nano,

un nano alto un metro e un pisello. Questo nano, che chiameremo Silviolo (nome di fantasia a tutela della privacy), viveva in Italia, in una regione dell'Italia, in un comune del Nord Italia (che non nomineremo sempre a tutela della privacy). La giovinezza di Silviolo fu contraddistinta da successi e grandi conquiste. Raggiunta la maggiore età Silviolo decise di farsi regalare dalla sua mamma due natiche nuove. Purtroppo il chirurgo, noto in paese per la sua instabilità emotiva dovuta all'uso di metanfetamine, commise un grave errore, impiantò le natiche sul viso dello sventurato nano in modo tale che egli non potesse altro che avere un'unica espressione, un ghigno a metà tra l'iniquità e l'ebetismo. Inizialmente Silviolo rimase scioccato da questo errore chirugico ma poi  se ne fece una ragione anzi gli piacque così tanto che decise di sfuttarlo a sua favore. Si diede alla politica dove sicuramente sarebbe stato apprezzato per questa sua dote fisica. Fu accolto con grande calore, lui era l'uomo nuovo che avrebbe salvato l'Italia dallo spettro del Comunismo. Conquistò il popolo con mezzi legali e non legali, apparì in tutte le emittenti televisive (soprattutto quelle di sua proprietà...quindi quasi tutte) e soprattutto fece all'elettorato italiano grandi promesse: non ci sarebbe più stata la disoccupazione, lavoro per tutti, meno tasse e tanta tanta tanta gnocca. Silviolo fu convincente, talmente convincente che venne eletto.

Passarono gli anni, Silviolo continuava a fare promesse, a dire bugie, a delinquere, a cambiare la costituzione italiana a sua piacimento per ogni suo capriccio. Nonostante le numerose ombre e pecche della vita politica (e non) di Silviolo, lui continuava a godere di fiducia da parte di coloro che lo avevano scelto come rappresentante del loro paese, della loro Italia. Si susseguirono numerosi scandali di carattere pseudosessuale che coinvolsero Silviolo. Essì perché fin da piccolo Silviolo soffriva di una grande disfunzione: appena vedeva una donna di qualsiasi età non poteva fare a meno di pagarla per poterla palpeggiare e, eventualmente, se di fallo non falliva, poterla possedere. Tante e tante e tante fanciulle, nel gergo comune chiamate escort (ma anche puttane, mignotte, zoccole) ebbero il piacere di essere accolte nella sontuosa villa di Silviolo, furono ricoperte di regali, gioielli e macchine la cui somma in pecunia forse sarebbe potuta servire non solo a risanare in parte il debito pubblico italiano ma anche ad aiutare chi dei piaceri sessuali si disinteressava perché non aveva da mangiare. Fin qui poco male, anche se il premier di uno stato dovrebbe lavorare così tanto per questo stato da essere distrutto una volta assolto il suo dovere.  Il peggio arrivò quando si venne a sapere che una di queste squinzie...emmmh zocc...emmmh ragazze, era minorenne. Essì il premier non solo favoriva la prostituzione ma la praticava con una minore, il che in uno stato normale è un reato. Fu così che Silviolo venne coinvolto in un lungo processo (ma anche breve) dal quale ne uscì (come in molti altri procedimenti legali a suo carico) col sorriso sulla bocca e una sentenza di prescrizione. Il popolo italiano uscì da questi anni di scelte fallocratiche molto indebolito, stanco ma anche rabbioso, rabbioso di dimostrare che l'Italia era ancora il bel Paese.

Gli italiani aspettarono pazienti il momento in cui esprimere nuovamente il loro voto. Molti uomini politici si proposero come eventuali candidati ma l'Italia ritrovò la speranza quando ai suoi occhi si presentò una persona nuova, una donna nuova. Non promise niente agli italiani, parlò loro sinceramente dicendo che era un periodo difficile ma che uniti, per il bene di molti e non di pochi, si potevano superare gli ostacoli. In tanti nel vecchio palazzo della politica gridarono allo scandalo, una donna come leader era inaccettabile, era pericolosa...in realtà era quello che serviva all'Italia: una donna determinata, di carattere, incorruttibile, laica e con la sensibilità giusta per fronteggiare le innumerevoli emergenze. Fu così che avvenne l'inimmaginabile, non solo gli italiani andarono a votare ma votarono una donna nuova. Per la prima volta nella storia del paese, l'Italia aveva deciso di non guardare al passato ma al futuro.

Morale della fiaba: il solo modo per liberare l'Italia da questa Oligarchia è utilizzare l'unico strumento democratico che ci è rimasto, il VOTO.

P.S. Questa è una fiaba, non potevo che darle un lieto fine ed essendo una donna le ho dato un volto femminile.

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