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4 febbraio 2011

Il martello degli dei: la quintessenza del rock

Tenetevi forte: questa è la storia del rock, la storia dei Led Zeppelin.

E' un giorno di Febbraio del 1965 quando un brillante gruppo, gli Yardbirds, incide la sua canzone più celebre "For your love". Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page fecero parte degli Yardbirds, tre dei più grandi chitarristi della storia del rock.

Jimmy Page nel 1966 era già uno stimato chitarrista, fu proprio lui che sulle ceneri del gruppo radunò una nuova formazione, col nome di New Yardbirds. Al basso Page reclutò John Paul Jones, già ai tempi un signor musicista. Pian piano la band si andava formando. Page aveva questo disegno in mente:  alla batteria B.J. Wilson dei Procol Haurum e come cantante Terry Reid ma entrambi erano molto impegnati e non disponibili. Un giorno Page ascoltò un concerto degli Hobbstweedle, il cantante era Robert Plant, il commento fu: "il solo ascoltarlo mi faceva sentire nervoso". Fu così che Robert Plant venne scelto come cantante e lui portò con se il batterista, John Bonham.

Ben presto i NewYardbirds divennero il Led Zeppelin. C'era qualcosa di mistico e mai visto nella combinazione di questi quattro talenti, il blues che lasciava il passo al rock per poi farsi spazio all'improvviso.

Il primo disco "Led Zeppelin" fu realizzato senza un contratto discografico e interamente finanziato da Jimmy Page, 9 giorni, 1800 sterline. Erano altri tempi, bastava la passione per innescare la musica. Uno Zeppelin in copertina e 9 canzoni, una più coinvolgente dell'altra. Le fondamenta elettriche e dure del rock: Good times bad times, Babe I'm gonna leave you, You shook me, Dazed and confused, Your time is gonna come, Communication breakdown, I can't quit you baby, How many more times.

"Led Zeppelin II", secondo disco ancora più infuocato, segna l'ascesa dei Led. Amore, Sesso, energia, forza e sensazioni orgasmiche tutte create dalla sintesi di un gemito ansimante con rif di batteria, caldo basso e chitarra psichedelica. I Led Zeppelin si schierano, niente fiori e hippies ma urla di rabbia e divertimento. Due canzoni per tutte, "Whole lotta love" e "Moby Dick" e forse capirete quello che voglio dire. Non capiremo, e non rivivremo mai, invece, la sensazione che ha provato chi quelle emozioni musicali le ha ascoltate per primo, per la prima volta live, perché i Led Zeppelin non hanno dei predecessori i Led Zeppelin sono i predecessori.

Dopo il secondo album il successo della band si diffonde ancor di più, dall'America all'Inghilterra, al mondo. Ben presto divennero leggenda e una leggenda può permettersi tutto.  Con loro la triade Sesso, droga e rock 'n' roll arrivò ai massimi livelli. Erano ricchi, giovani e famosi e soprattutto avevano le loro groupies, disposte a tutte ma realmente innamorate dei loro idoli, erano l'insano sesso visto come valvola di sfogo allo stress di una star.

Led Zeppelin III fu un album di svolta, all' inconfondibile stile rock si andarono ad aggiungere ritmi folk ed etnici. Il disco ricevette molte critiche (ma d'altronde la critica non fu mai clemente con i Led Zeppelin). La maggior ricercatezza sonora del terzo album non venne compresa tanto che le vendite subirono un brusco calo. Ma spesso a una delusione segue una grande conquista: il quarto album dei Led Zeppelin, forse il più famoso. Era il disco senza nome, detto Zoso o Led Zeppelin IV (ma anche Four Symbols, Sticks, The ermit o Runes), firmato con quattro simboli, ognuno dei quali, a quanto si dice, doveva rappresentare un componente della band.

La copertina ritraeva un quadro appeso ad un malmesso muro, nel quale era rappresentato un vecchio che portava sulle spalle un carico di fascine. In contrasto con la realtà povera e contadina, aprendo il disco, si trovava raffigurata la realtà urbana moderna. E voi direte, tutto qui? no! All'interno l'immagine de L'Eremita, la nona carta dei Tarocchi, simbolo di conoscenza, saggezza e fiducia in sé, e il testo di una canzone, "Stairway to heaven", canzone simbolo dei Led Zeppelin. "Stairway to heaven" è un grido che parte sommesso per poi terminare con rabbia e potenza. Unica firma del disco "produced by Jimmy Page".

Il successo continuò ad aumentare, i loro talenti continuarono ad aumentare ed arrivò anche la chitarra a doppio manico di Page, un manico a sei corde e uno a dodici segnarono la completezza musicale di "Stairway to the heaven". Continuarono anche i concerti, sempre più esagerati, sempre più eccitanti anche per il pubblico che in più di una occasione creò incidenti e disordini. Nessuno poteva resistere al fascino dandy decadente e capellone dei Led.

Arrivò il momento di "Houses of the holy" misto di reggae, funk, soul con ritmi più morbidi e pop. Il disco fu molto criticato, si disse e si dice tutt'ora che con esso i Led avessero rinunciato alla loro potenza rock, io mi permetto di dissentire, non solo perché credo che un gruppo musicale abbia bisogno di sperimentare e di mettersi in gioco ma anche perché contiene una delle mie canzoni preferite, "the rain song", a mio avviso una delle più belle ballate d'amore mai scritte.

A segnare la completa armonia delle quattro anime zeppeliniane arrivò "Physical graffiti", doppio cd e in copertina un celebre palazzo newyorkese, ai civici 98 e 99 di St. Mark's Place, le cui finestre avevano delle immagini intercambiabili facendo scorrere la busta interna. Oggi il palazzo è rimasto invariato se non per un negozio che casualmente si chiama "Physical graffiti".

Ben presto arrivarono dissapori all'interno della band e anche problemi. Un incidente stradale sull'isola di Rodi costrinse Plant ad una lunga degenza su una sedia a rotelle. Viene da sé che anche il gruppo si dovette fermare non avendo la voce per urlare. Da questa obbligatoria clausura nacque il loro settimo disco, "Presence". Il disco fu registrato con Robert Plant ancora sulla sedia a rotelle, fu lui stesso a dichiarare alla rivista Cream: "contro ogni evidenza, pur seduto su quella cavolo di sedia, sbattuti quà e là per mesi e mesi, eravamo comunque riusciti a guardare il diavolo negli occhi. Siamo forti come te, anzi, più forti, e non solo scriveremo canzoni ma le incideremo anche". Continuarono quindi con la produzione ma i brani rispecchiavano il duro momento attraversato dal loro autore, Plant. Fu così che uscì il loro ottavo album "the song remains the same" frutto di riprese effettuate in concerti del 1973.

Lentamente Robert Plant tornò in forma e nel 1977 riniziarono i concerti ma di lì a poco Plant subì un'ulteriore tragedia, la morte del figlio Karac. Il tour fu sospeso e il gruppo si fermò nuovamente. Fu un duro colpo per Plant che pensò addirittura di lasciare la band. Riuscirono però a convincerlo a tornare sulle scene e incisero l'ottavo disco "In through the out door". Il disco conteneva una ballata "all my love" in ricordo del figlio scomparso. I concerti continuarono e ad aspettarli c'era sempre il loro pubblico fedele e testardo nonostante il cambiamento di stile dei Led.

Era il 1979 ed erano pronti per un nuovo tour americano. Avrebbero dovuto debuttare il 17 Ottobre ma il 25 Settembre, poco prima di partire per l'America, John Bonham si presentò alle prove totalmente ubriaco, continuò a bere vodka per tutta la sera e quasi incapace di reggersi in piedi fu messo al letto. La mattina dopo fu trovato morto soffocato dal suo vomito.

John Bonham era morto e i Led Zeppelin si assopirono con lui.

Senza Bonzo i Led Zeppelin non erano più Led Zeppelin.

Ci furono alcune reunion del gruppo e esperienze anche individuali dei Led Zeppelin. Nel 1982 Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones  pubblicarono "Coda", una raccolta di tracce registrate durante l'intera carriera, compreso un brano strumentale di Bonham, Bonzo's Montreux, balsamo per le orecchie. Questa raccolta di inediti segnò di fatto la fine della discografia dei Led Zeppelin.

Forse è stato giusto così, forse il loro successo si sarebbe comunque stemperato e sarebbero diventati la brutta copia di se stessi. I Led Zeppelin rimangono tutt'ora fonte di ispirazione e leggenda inossidabile ma anche inimitabile. In molti hanno provato ad emularli ma nessuno è mai riuscito a creare quella perfetta sintonia di voce, basso, chitarra e batteria che nella sua ruvidezza si avvicina alla perfezione.

Concludo rivolgendomi ai bimbiminkia Giastinbaiberizzati e esortandoli ad imparate cos'è la vera musica!

P.S.: ovviamente non sono dotata di conoscenza infusa, ringrazio tutte le fonti che ho utilizzato e BLA BLA BLA.

7 commenti:

  1. Bello, veramente bello e interessante. Ho impiegato un bel pò di tempo ma son riuscito a leggerlo tutto e posso dire che già sento il rock scorrere nelle mie vene!! ROCKMYWORLD!! XD

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  2. Grazie! Sapevo che ti avrei contagiato anche con il rock! :* ;)

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  4. Articolo molto bello e completo su un gruppo geniale irripetibile e dal talento assolutamente unico.

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  5. Sai, iniziai a suonare la chitarra a 16 anni, era una classica compratami da mio padre, non conoscevo la chitarra allora studiavo piano e organo elettronico...
    La chitarra la strimpellavo e mi stava incuriosendo...
    Poi un giorno conobbi un ragazzo che prese la mia classica scadente ma ne fece uscire un pezzo meraviglioso "Stairway to heaven".... da allora abbandonai il piano e l'organo elettronico e per 10 anni studiai e suonai la chitarra... ci dormivo!
    Grazie ai led zeppelin ma anche hendrix, deep purple, doors... grandi anni grandi emozioni... a mio avviso gli anni più creativi musicali che siano mai esistiti quello che ascoltiamo oggi lo dobbiamo grazie a loro...
    La lista continuerebbe all'infinito ritroso....
    Concordo per THE RAIN SONG....
    Una sintesi piacevole...

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  6. Ma che senso ha scrivere un articolo simile? Racconti le, ormai, solite cose sui Led Zeppelin e inoltre le scrivi anche maluccio, con mille ripetizioni, clichés e qualche strafalcione. Capisco la tua passione per i Led Zeppelin (che condivido) e la tua voglia di avere sul tuo "spazio" la storia del gruppo che tanto ami, ma, fattelo dire, scritta così è proprio poca cosa. Perfino Wikipedia sembra meglio, in confronto, il che è tutto dire.

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  7. Libero di pensare ciò che vuoi Andrea, buona vita.

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