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23 agosto 2010

Scrivo ergo sono una scrittrice?!?

Caro lettore,
sì sì proprio tu, non un lettore qualunque, tu lettore del mio social network preferito, questa missiva è per te.
Ognuno in pochi caratteri deve descriversi. E' qui il punto. Impazzano gli scrittori, i così detti "writers" (perché in inglese fa più cultura e bisogna essere internazionali!).
Oggi pomeriggio, presa dalla sonnolenza post "saturday night alcoholic fever" (sempre in inglese perché fa più figo e magari trovo marito), ho scelto un passatempo: leggere questi piccoli status (detti bio) di cui sopra. E' stato allora che è iniziata la sfilata di scrittori e scrittrici e mi sono chiesta: "Ma porca pupazza (vi evito il turpiloquio che ronza nella mia testa) è mai possibile che qua siano tutti scrittori?!".
Forse scrivere è più una condizione mentale che una professione. Forse basta convincersene, come Gigi D'Alessio che si ritiene cantante, per essere chiari.
Allora concedetemelo... Io scrivo.
Scrivo la lista della spesa. Scrivo e ho scritto tanti di quei numeri e formule da non avere il tempo per scrivere di saper scrivere.
Scrivo cruciverba. Scrivo le lacrime, con le lacrime e per liberarmi dalle lacrime.
Scrivo short message (gli SMS, in inglese fa più figa poliglotta), scrivo i sorrisi, ricevuti e donati.
Scrivo dell'amicizia deturpata, combattuta e ritrovata.
Scrivo "io sono bella" su un taccuino per convincermene, tante volte, fitte fitte.
Scrivo di un futuro incerto.
Scrivo le emozioni.
Scrivo i sensi, tutti e cinque e pure il sesto. Sono sensitiva che ci posso fare. Lo scrivo.
Scrivo l'amore, quello che vorrei, quello che ho voluto o quello che avrei voluto.
Ho scritto al soggetto dell'amore e non mi ha risposto.
Scrivete solo a chi sa ascoltare e non ha le orecchie occupate dal chiacchiericcio del suo ego.
Dunque ora voi direte "scrivi" e allora "scrivo...ergo sono una scrittrice".
Sono una writer (in inglese e si gonfia l'autostima perché fa "professional").
Deliratamente writer... Sissetta80.

11 agosto 2010

Stella in fabula

C'era in una "volta" lei,
la chiameremo Celeste.
Celeste era bella, di una bellezza misteriosa e pura.
Celeste viveva nel buio.
Celeste non aveva paura di non vedere.
Celeste non aveva bisogno di occhi per guardare.
Celeste era sorniona, complice e spettatrice.
Celeste non giudicava, non censurava ma liberava.
Celeste assisteva ad amori, passioni.
Celeste sapeva di non essere fredda.
Celeste sentiva il calore che le esplodeva dentro.
Celeste era una tipa chiacchierata.
Celeste amava, amava brillare.
Celeste non esaudiva desideri.
Celeste era il desiderio.
Celeste era una stella.
Celeste era...

02 agosto 2010

Immagina

E' una sera di piena estate o almeno dovrebbe esserlo, l'aria è fresca e intimidisce chi vorrebbe scoprire la pelle, pelle d'ebano complice il sole.
Immagina un locale, piccolo, reso ancora più piccolo da orde di gente, gente qualunque forse anonima, sorrisi falsati dal troppo alcool che scorre nelle vene e aria intrisa di fumo da sigaretta, nonostante non ci siano finestre ad imperdirne la fuga.
Immagina nello stesso locale una musica, la musica. Quella degli anni 70, il rock degli anni 70, lui responsabile e colpevole di passioni smodate,vissute in bilico. Lo puoi ascoltare bene quel rock, devi essere arguto però. Lascia entrare la musica nelle orecchie, ora puliscila dal rumore che ti circonda: le urla, le risate fragorose, le imprecazioni gratuite, il traffico. Ecco ora ci sei quasi. Chiudi gli occhi anche solo per un istante, nello stesso istante in cui li sbatterai un brivido ti attraverserà il corpo, tutto. Vedi, ti piace.
Ora hai gli ingredienti, la scenografia. Ti manca il soggetto.
Continua ad immaginare.
Immagina in mezzo a tutte quelle persone di guardarti attorno, incuriosito, in cerca di qualcosa o qualcuno che meriti stupore. Non lo trovi, perché lo stupore, quello che cerchi tu, deve essere talmente naturale da indebolirti l'anima. Invece tu sei lì, forte.
Ora però tra la folla scorgi un volto familiare, viene verso  di te, ti bacia le guance, sorride.
Quel sorriso è diverso, diverso da tutti quelli che ti circondano, diverso dal tuo, diverso dal suo poco tempo prima.
Passi dal sorriso allo sguardo, sei sicuro che quello non tradisce, non te, non chi osservi.
Allora capisci. Gli occhi brillano all'unisono col sorriso, quel volto ti parla d'amore. Te lo racconta puro ma saturo d'emozioni.
Decidi, decidi di non commentare, niente frasi caustiche, ironiche, te lo godi quel volto.
Decidi, decidi di non diffondere avvertimenti come un messia.
Decidi, decidi di non frenare il sentimento che scorre palpabile.
Poche parole, la lasci andare via, l'ultimo sorriso, si gira, qualche passo e segui la scia con lo sguardo, non potresti non farlo, è magnetica, è luminescente.
Tu lo sai, quel cuore è un cuore a colori, belli, nitidi, quasi finti. Le pareti sono lisce e morbide nello stesso tempo. Ti viene voglia di abbracciarlo.
Tu lo sai, basterebbe poco per rendere quel cuore in bianco e nero. Le pareti, le pareti potrebbero indurirsi e spaccarsi.
Tu lo sai che potrebbe far male,  fratturarsi, sanguinare.
Sì sai tante cose tu ma sai anche che fa parte della vita e questa non è la tua vita.
Allora fai un grosso respiro, respiri quell'aria che ti sembra all'improvviso pulita, e ti stupisci a chiedere a qualcuno, quel qualcuno che tu hai inventato per giustificare i tuoi dubbi e le tue paure, di proteggere quel cuore perché così è proprio bello.
Il respiro dura poco, ti sorprendi a vederti stupido. Torni a guardarti attorno, ti spintonano, la gola è secca, forse è quel respiro che l'ha prosciugata.